poesia


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Un sole di mezzogiorno

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Temo mi accechi,

lo sguardo di uno che vede.

Sgomento di Saulo

cavaliere nel deserto;

dubbio che Icaro cada

perché ha osato desiderare.

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Ma è un attimo, il tempo…

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raccogliere un mazzolino

di coraggio. Palpebre mie

di occhi che ignoravo

si aprono a ricambiare

lo sguardo bruciante

di chi mi ha reso la vista.

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Sane consuetudini

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Una parola è in auge,

una alla volta;

se l’intuizione riesce

ad afferrarla,

dev’esser quella sola

nel suo retino,

anche se sfarfalleggia

fra tante altre.

Non distingue colori,

a tuttaprima.

Se l’osservo, trionfo

Ma è per copiare

Il suo. Ricamo lenta:

resta vicino

più a lungo, l’essenza,

l’aria ricorda

che già l’ho rilasciata.

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Benessere nordico

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Tutti i punti sono cardinali.

Al nord volto le spalle e inclino anche la testa,

all’indietro, al vento un po’ freddo

delle solitudini archetipiche,

degli interni caldi

circondati da distese vaste e silenzi,

dove il fuoco è uno unico

in vivo contrasto, incontrastato.

Altrove, sì, guardo, ogni tanto,

al rigoglioso sud;

o mi aggiro sfrondando

nei giardini variformi, variopinti

eppure sotto un unico sole,

di cui dicono nasce sempre a oriente

e viaggia a morire in occidente.

Io lo sento sulla pelle da dietro,

conciliante richiamo.

Dovunque mi trovi è unica la direzione verso l’interno,

antica, comune; e ce n’è tante quanti i nuovi punti,

lontani tuttattorno, quelli che solo sola

posso eventualmente occupare.

Non so la mia appartenenza

se non a questa posizione,

né mi curo d’altro.

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Càpita diventando vecchi

di stare più che quieti

a lungo nella stessa posizione

sulla panchina e

forse è rattrappirsi che invecchia.

Senza batter ciglio pensavo

alle mie ossa e

càpita un pettirosso, arzillo.

Saltella e mi occhieggia

mostrando un profilo poi l’altro.

Motivo in più per non spostarmi.

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Insostituibile individuo

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Si possono scorgere molte rovine.

Disabitare un angolo è la fine,

sì. Conoscendoti,

ho aggiunto nuove stanze al palazzo.

Più specifico di un enzima, sei.

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Giuria clemente

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La mia bellezza – decreto inutile -

m’ha dato tante preoccupazioni

finchè queste, stanche, l’hanno abrogata.

Ora che saprei mostrarla, il processo,

ho solo rughe per sottolineare.

Missione compiuta se ne va a spasso.

Oggi allo specchio preferisco il sole:

non dimentica, nonostante gli anni.

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Trepidi nell’immobilità

delle pagine incollate

- poveri libri -

attendono le mie indecise priorità

- ovuli sospesi -

passano gongolanti del buon trattamento

fra le mie mani morbide

senza fare una piega,

appoggiati fra sedili, cuscini, borse,

curano il loro peso,

lamentano flebili giaciture

orizzontali intermittenti

mentre il segno avanza inesorabile.

Si lasciano leggere

solo per esultare di un posto,

al ritorno, nei piani inferiori,

stabile, fra parenti assegnati,

eccetto prestiti in circolazione.

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Annunzio di rugiada recente

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Serio, ma col sorriso pronto. Il volto

disteso, i tratti composti, sottile

a fior di labbra pregustar delizie.

Suppongo siano questi i lineamenti

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occorsi, or non è molto, fra i mortali;

dipinti, descritti, – in dolci visioni

altolocate, per non dir celesti -

che fecero parlare di figure

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angelicate. Beltà che non parve

di questa terra, fu vista, non lungi.

Non fu alcuno qui, che fosse un angelo.

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Non c’è persona che già lo sia stato.

Fu un angelo in persona brevemente

al posto tuo per un uomo scambiato.

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Empio scempio

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In questo vicolo , che fortuna,

il livido cielo sbieco piega

un angolo che porta dritto a luna

piena, enorme su palazzo e fasto,

e nefasto si frappone, fra lei

e torre cui si destinava, lucido

monosillabo bicolore al neon.

Se non sapessi, sta per benzine,

idrocarburi, petrolderivati

ad esagonale anello benzene.

Nero inaspettato esasperato

- regolare! Girotondo di scimmie,

code penzolanti d’illustre sogno.

Precorrere ulteriori approssimazioni

distribuì fluida nube di elettroni.

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Principio d’autunno

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Non ho  tosse, non ho raffreddore

non ho la gotta non un afrore

non soffro d’insonnia, né la botta

soffro – insolenza – soffro in silenzio

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la vita che corre. Ho l’indolenza:

la stessa del Tempo, che mentre passa

resta immobile, non cambia nulla

dentro la storia, apre parentesi

.

e può cantare vittoria, tace

al contrario la materia sfatta,

i corpi invecchiati; ma ci incanta,

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tal si cammuffa il grande indifferente,

per qualche tiro gli piaccia giocarci,

allorchè sembra si sia fermato.

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Clou

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Quando la nostra sarà lingua morta,

saranno in meno a conoscerci meno.

Incontro decisivo inevitabile

non è il caso d’affrettare arcaicizzando,

tantomeno frenare in neologismi.

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Solo una riflessione sul futuro,

azzardo. Facile come un muro,

scrivere. Se si sa, sì. Frasi fatte,

collegamenti attendibili, punto

quasi scontato. Sequenza granito

.

salvo l’associazione di una pietra

ollare quando meno te l’aspetti,

un muschio in una crepa. Salta all’occhio,

favorisce l’instabile sorpresa,

che com’è noto, è ciò che ricerchiamo.

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Così la nuova musica è un accento,

una variante in infinito mare.

A proposito alcuni han sostituito

a orologio del campanile l’occhio.

Già alto e dominante vedrà meglio.

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Fisica di fluidi

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Distintamente si propaga ovunque

l’odore del mare: sono arrivata.

Davanti filtra il sole fra le canne,

alle spalle dolce notte d’amore,

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segreta. Qui il dio dell’orizzonte

ignaro accoglie lo scarso pubblico,

lascia si scruti la neve sul monte,

chè è limpida l’aria, e isole.

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Gradito punto d’approdo, in inverno,

come se, abbandonata dalle onde,

mi abbandonassi, prona, sulla riva;

come è limpida l’acqua, a testa vuota.

7 risposte a poesia

  1. elio grasso scrive:

    rileggerti è sempre una grande emozione… puoi capire…
    ma quanti anni sono passati… piazza fontane marose, c’era ancora franco cavallo alla mia destra con occhietti arzilli… ora i suoi occhietti sono in alto molto in alto… dove davvero tutti i punti sono cardinali…
    ciao chiara
    -elio

  2. Adolfo delle Brughiere scrive:

    Cara la mia Chiara! Complimenti: Sei un manico, come si diceva un tempo :-) ! Me le son proprio godute tanto queste tue poesie. Ti sento in gran forma e ne son felice. Un grosso abbraccio, Adolfo

  3. cristina mora scrive:

    Chiara, la Silvina Ocampo ci ha lasciato nel dicembre del 1994.
    abbraci
    tua
    crstina

  4. guido scrive:

    lascio si un commento col mento premuto al palmo schiaccio piu’ forte del peso piu’pesante come a spingere un muro. e schiatto

  5. guido scrive:

    ma mantengo, vorrei con la mano tenerti, un contatto?restituiamoci i libri volumi e incanti

  6. guido scrive:

    a proposito della cartolina: ..qui il tempo e’ sempre lo stesso, cari saluti, carissimi, inarrivabili

  7. Mariangela De Togni scrive:

    Bella poesia , Chiara!

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